Da non Perdere a Palermo - Le "Catacombe" dei Frati Cappuccini


Dopo le famosissime Mummie Egiziane, al secondo posto metterei le non meno conosciute Mummie della Chiesa dei Cappuccini di Palermo ;-)!

Non Si trovano all’interno di monumentali piramidi, ma nelle viscere della capitale siciliana, tra la Via Pindemonte, la Via Cipressi e la Via 4 Camere, sulla piazza denominata appunto dei Cappuccini, che vede affacciarsi su di essa la Chiesa S. Maria della Pace, l’omonimo Cimitero e parte delle mura del Convento dei Cappuccini.

Da leggere anche: storia e curiosità sulle catacombe dei cappuccini di Palermo.

UN PO’ DI STORIA

La sua costruzione risale probabilmente intorno al 1599 per opera dei frati Cappuccini i quali arrivarono a Palermo intorno al 1533, ottenendo una piccola chiesetta dedicata a S. Maria della Pace, fuori le mura della città.

Fin dal loro nascere, essi si sono da sempre occupati degli ospedali, dell’assistenza ai moribondi, e spesso erano chiamati per assistere gli eserciti sui campi di battaglia. Dunque urgeva costruire delle sepolture: la prima fu costruita nel lato meridionale della chiesa e si trattava semplicemente di una fossa; ben presto la fossa divenne insufficiente quindi iniziarono lo scavo di una seconda, dietro l’altare maggiore, dove si dice, vennero utilizzate antiche grotte.

Quando i frati traslarono i corpi dei loro confratelli seppelliti nella prima fossa, per portarli nella nuova sepoltura, furono trovati integri nonostante furono inumati sovrapponendoli gli uni agli altri senza cassa avvolti soltanto da un lenzuolo.

Ovviamente tale fatto suscitò scalpore tra i frati i quali non seppero dare una spiegazione a tale fenomeno.

Dal 1601, dato il gran numero di cadaveri che vi giungevano e soprattutto per le molte richieste di nobili di ottenere una sepoltura in quel luogo, spinsero i frati ad ingrandire l’area cimiteriale.

IL METODO DI CONSERVAZIONE DEI CAPPUCCINI

Il metodo adottato dai frati per la conservazione del cadavere era il più valido e ciò diede ai Cappuccini il privilegio di continuare a seppellire i cadaveri nonostante il decreto regio del 1710 e successivi, che ordinavano di seppellire i morti ad un miglio di distanza dall’ambito urbano e non più dentro le chiese.

Il primo a parlare di questa pratica, ai tempi molto usuale,  fu Gastone Carlo, nella sua opera “Viaggio in Sicilia” del 1828.

Egli riporta nei suoi scritti che i cadaveri venivano posti in una stanza, distesi o seduti e serrata la porta per non farne uscire il cattivo odore; vi rimanevano per un periodo di circa un anno, quindi all’apertura si ritrovavano interi ed intatti.

In seguito in un verbale redatto dopo un’ispezione del Senatore della città di Palermo, Federico Lancia di Brolo si rileva che i cadaveri non più di 8 – 10 venivano introdotti in una stanza, distesi sopra una grata fatta di tubi di terracotta e chiuse ermeticamente le porte, vi restavano per un periodo di circa otto mesi un anno.

In seguito venivano trasportati in un luogo ventilato coperto con tettoia, dove, venivano lavati e ripuliti con acqua ed aceto, quindi rivestiti e collocati nella casse di legno o nelle nicchie lungo i corridoi. Rimanevano li solo se i parenti andavano a trovarli e portavano loro la cera per tre anni consecutivi altrimenti venivano rimossi così come prevedeva l’articolo 41 del regolamento emanato dal municipio di Palermo nel 1868.

In periodi di gravi epidemie, per la conservazione, si usava immergere i cadaveri in un bagno di arsenico o di latte di calce ed è questo il metodo utilizzato per il cadavere di Antonio Prestigiacomo riconoscibile dal colorito rossastro.

Fu pure adottato il metodo a base di farmaci inventato dal dottor Salafia del quale si sconosce il procedimento usato per il cadavere della piccola Rosalia Lombardo morta il 6 dicembre 1920. Da diciture verbali si sa che il cadavere fu trasportato nel cimitero perché il dottor Salafia procedesse all’imbalsamazione, per poi essere seppellita altrove. Ma il dottor Salafia iniziato il procedimento non poté portarlo a termine a causa della sua prematura morte e per causali eventi dei familiari della bambina il corpicino è rimasto ai piedi dell’altare oggi dedicato a Santa Rosalia.

In trecento anni, tra frati, preti, tra donne uomini e bambini, tra poveri e ricchi, tra giusti e peccatori, queste mura ospitarono innumerevoli cadaveri, molti ignoti, altrettanti importanti… Raccontarne la storia di ognuno è impossibile!

Dunque se avete uno stomaco di ferro e la morte non vi mette paura, visitate le “Catacombe” dei Cappuccini!

UTILI INFO 

Orari di visita
tutti i giorni 9.00 – 12.00/15.00-17.30

Biglietto-offerta per i frati cappuccini

Info
Tel. 091 212633

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