Dimore storiche

Le dimore storiche di Palermo, i palazzi nobiliari più importanti della città.

Palazzo Sant'Elia

In via Maqueda, dopo Piazza Vigliena, meglio nota come i Quattro Canti, vi si trova il Palazzo del Marchese di Santa Croce poi Trigona di Sant’Elia, una splendida testimonianza del Barocco Siciliano. Venne eretto tra il 1600 e il 1700, ma solo nel 1756 assunse l’aspetto attuale, poiché Giovanbattista Celestre e Grimaldi, marchese di Santa Croce, decise di ampliare la sua casa.

Il progetto fu affidato a Nicolò Anito, “ingegnere regio”, il quale fu incaricato di realizzare l’imponente facciata sulla via Maqueda e un nuovo cortile dove in origine c’era un giardino e un gruppo di casette.

Attraverso un atrio dalla volta a vela, decorato da un vivace affresco con lo stemma della famiglia, si perviene al cortile d’onore, di rara eleganza, simile a molti palazzi romani della stessa epoca.

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Da non Perdere a Palermo - Villino Florio all'Olivuzza

Il Villino Florio all’Olivuzza è un edificio, con annesso giardino, sito nei pressi della Zisa a Palermo, in viale Regina Margherita.

Il villino, immerso in uno splendido giardino ora circondato da alti edifici di nuova costruzione, venne commissionato dalla ricca famiglia Florio all’architetto Ernesto Basile e realizzato tra il 1899 e il 1902.

È una delle prime opere architettoniche in stile Liberty d’Italia e viene considerato uno dei capolavori dell’Art Nouveau anche a livello europeo.

Essendo Vincenzo Florio un uomo d’attitudine cosmopolita e molto dedito ai viaggi, il Basile in questa opera sembra voler ricreare tutte le tappe toccate dal ricco borghese inserendo nella struttura vari elementi, come facente parte di un itinerario: ricurve superfici barocche, capriate tipicamente nordiche, torrette cilindriche che rimandano ai castelli francesi, colonnine romaniche e bugnati rinascimentali sono tutti elementi sapientemente miscelati a creare un capolavoro di eclettismo ed originalità.

Terminata l’età d’oro della famiglia, il villino cadde in disuso fino all’incendio del 1962 che ne danneggiò parte dell’interno.

Dopo il restauro, ha ospitato gli uffici del Dipartimento Regionale per l’Architettura e l’Arte Contemporanea ed è una delle sedi di rappresentanza della Regione Siciliana.

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Storia di Palermo Palazzo Sclafani

Sembra di fare un tour nella storia di Palermo passeggiando per Palazzo Sclafani, l’edificio che Matteo Sclafani fece costruire nel 1330 per competere con il contemporaneo Palazzo Chiaramonte fatto innalzare dal cognato.

Oggi il sito, che ospita il Comando Militare Sud dell’Esercito Italiano, conserva testimonianze importanti del passato della città.

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Cosa Visitare in Sicilia - Villa Niscemi a Palermo

Questa estate la Sicilia vive di eventi culturali di grande calibro, che vengono accolti e organizzati soprattutto nelle ville e nei palazzi storici delle città siciliane.

Una di queste prestigiose sedi è Villa Niscemi, acquistata dal Comune di Palermo nel 1987 per farne una sede di rappresentanza.

Questa splendida location è famosa sia per l’ottima conservazione delle sale interne, sia per la vastita’ e bellezza del parco della Favorita che la circonda. (continua…)

Castelli in Sicilia - Castello della Zisa a Palermo e il Mistero dei Diavoli

Il nome “Zisa” di questo splendido castello situato nel cuore di Palermo, deriva probabilmente da “al-Aziz” che in lingua araba significa nobile, glorioso, magnifico.

Si tratta dunque di un edificio del XII secolo, risalente al periodo della dominazione normanna in Sicilia. La sua costruzione fu iniziata sotto il regno di Guglielmo I (il Malo) e portata a compimento sotto quello di Guglielmo II (il Buono).

La Zisa nasce come residenza estiva creata nelle vicinanze della città per il riposo e lo svago del sovrano.

I Normanni, subentrati agli Arabi nella dominazione dell’Isola, furono fortemente attratti dalla cultura dei loro predecessori, vollero così mantenere le ricche e fastose residenze degli emiri, conducendo una vita di corte su modello di quella araba.

Fu così che la Zisa, come tutte le altre residenze reali, venne realizzata alla maniera “orientale” da maestranze di estrazione musulmana, guardando a modelli dell’edilizia palazziale dell’Africa settentrionale e dell’Egitto.

Il palazzo della Zisa alle origini si trovava all’interno del grande parco reale di caccia del Genoard (paradiso della terra), che si estendeva a occidente della città, e ai tempi era ricco di splendidi giardini, irrigati ed abbelliti da fontane e grandi vasche, utilizzate anche come peschiere.

Nei secoli questo edificio reale subì numerose trasformazioni. Nel Trecento, fu realizzata una merlatura, distruggendo parte dell’iscrizione in lingua araba (a caratteri cufici) che faceva da coronamento all’edificio.

Radicali furono le trasformazioni seicentesche intervenute quando il palazzo, in pessime condizioni, venne rilevato da Don Giovanni di Sandoval, a cui risale lo stemma marmoreo con i due leoni, oggi posto sopra il fornice di ingresso.

Diversi furono anche i proprietari che modificarono a loro piacimento anche lo spazio esterno, soprattutto all’ultima elevazione dove furono realizzati nuovi vani sul tetto a terrazza, fu costruito un grande scalone e vennero modificate le finestre sui prospetti esterni.

Nel 1808, con la morte dell’ultimo Sandoval, la Zisa passò ai Notarbartolo, principi di Sciara, che la utilizzarono per usi residenziali fino agli anni ’50, quando la Regione Siciliana la espropriò.

IL MISTERO DEI DIAVOLI DELLA ZISA 

L’elemento che attira di più i visitatori sono i così detti “diavoli della Zisa”. Si tratta di un affresco dipinto nell’intradosso dell’arco di ingresso alla sala della fontana, e raffigura personaggi mitologici detti “diavoli”.

Una leggenda popolare racconta che nel Castello è nascosto un tesoro in monete d’oro custodito appunto dai diavoli. Si dice che cambino sempre la loro posizione in modo da impedire a chiunque di contarli esattamente e quindi di risolvere l’enigma secondo il quale  il tesoro verrebbe trovato qualora si indovinasse il numero esatto dei demoni.

Provateci, rimarrete a bocca aperta ;-) !

DA NON PERDERE

La Sala della Fontana, al piano terra, è di gran lunga l’elemento architettonico più caratterizzante dell’intero edificio, ha una pianta quadrata sormontata da una volta a crociera ogivale, con tre grandi nicchie su ciascuno dei lati della stanza, occupate in alto da semicupole decorate da muqarnas (decorazioni ad alveare).

Nella nicchia sull’asse dell’ingresso principale si trova la fontana sormontata da un pannello a mosaico su fondo oro, sotto il quale scaturisce l’acqua che, scivolando su una lastra marmorea decorata posta in posizione obliqua, viene canalizzata in una canaletta che taglia al centro il pavimento della stanza e che arriva alla peschiera antistante. In questo ambiente sono ancora visibili i resti di affreschi parietali realizzati nel 1600 dai Sandoval.

Nelle sale interne sono esposti alcuni significativi manufatti di matrice artistica islamica provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo. Tra questi sono di particolare rilevanza le eleganti musciarabia (dall’arabo masrabiyya), paraventi lignei a grata (composti da centinaia di rocchetti incastrati fra di loro a formare, come merletti, disegni e motivi ornamentali raffinati e leggeri) e gli utensili di uso comune o talvolta di arredo (candelieri, ciotole, bacini, mortai) realizzati prevalentemente in ottone con decorazioni incise e spesso impreziosite da agemine (fili e lamine sottili) in oro e argento.

Purtroppo le vicissitudini del Castello sono state varie e non sempre felici e la sua costituzione architettonica ha risentito del trascorrere dei secoli e dello stato di abbandono in cui è stato.

Da non Perdere in Sicilia - La Palazzina Cinese - Palermo

Bizzarra costruzione in quel di Palermo, all’interno del Parco della Favorita. Vi starete chiedendo sicuramente cosa ci faccia una costruzione in stile “China” a Palermo…

Adesso vi racconto una bella storia ;-) :

Nel Natale del 1798, in fuga dai tumulti di Napoli, sbarcò a Palermo la coppia reale Ferdinando di Borbone e Carolina, accolta favorevolmente dalla nobiltà palermitana.

Il re, amante della caccia, acquistò dai nobili palermitani del tempo una buona parte dei terreni situati nella piana dei Colli, per costruire una riserva dove dare sfogo alla sua passione.

Co l’ausilio di editti reali, si impadronì di feudi e tenute fino a costruire un magnifico parco di circa 400 ettari che raggiungeva le pendici del Monte Pellegrino; nacque così il “Parco Reale della Favorita”.

In uno di quei terreni si trovava una stravagante casina di stile cinese che, per la sua capricciosa sfoggia la si trova segnalata in scritti dell’epoca ed anche raffigurata in un dipinto di Pietro Martorana, realizzato prima del 1797.

Al re non dovette dispiacere tale costruzione, tanto che incaricò il più noto architetto palermitano del tempo, Giuseppe Venanzio Marvuglia (1729- 1814), di ristrutturare la palazzina senza mutarne lo stile.

L’ARCHITETTURA

La palazzina è in tre elevazioni e possiede un piano seminterrato; i due prospetti principali hanno al centro un portico semicircolare con sei colonne in marmo, concluso da un bizzarro coronamento orientale su cui vi è un terrazzo.

Il portico del prospetto sud è sopra elevato e vi si accede da due scalinate simmetriche, ruotate quasi a 45°, di tre rampe ciascuna. Il motivo degli scaloni esterni di fantasioso disegno era stato per tutto il periodo barocco un tema ricorrente nell’architettura delle ville extraurbane, come quelle di Piana del Colli e di Bagheria.

Il piano seminterrato si affaccia all’esterno con un portico ad archi acuti di gotica memoria. La parte centrale dell’edificio si eleva sul resto e si conclude con la “specola” o “stanza dei venti”, un ambiente ottagonale coperto a pagoda. Le ali laterali più basse hanno due terrazzi con strane travature traforate.

Al primo piano è poi una balconata continua a cui si può accedere da due originali torri (realizzate nel 1806 dal real capomastro Giuseppe Patricola), che ospitano scale “a lumaca”, staccate dal corpo della costruzione, enfatizzando così il carattere ludico dell’edificio; del resto anche i cromatismi dei prospetti, rosso, verde malva sul fondo ocra, si addicono perfettamente allo stile.

Inoltre, ogni dettaglio, dalle cancellate al piloni in muratura dei cancelli, dai lampioni alle cornici, è rigorosamente cinese. Le recinzioni in ferro si concludono in alto con buffi campanellini che si muovono al vento.

Negli interni si esalta il gusto esotico, che si muovono tra il cinese ed il pompeiano, tra il trucco e il gusto delle rovine, suggerendo in ogni caso un senso originale della spazialità in sintonia con la diversa funzionalità degli ambienti.

Nel seminterrato si trova la sala da ballo, decorata dal Velasco in stile Luigi XVI, con finta rovina nella volta (affresco attribuito a R. Gioia), un “tromp-l’oeil” di grande effetto, oltre alla sala delle udienze e la camera da bagno con grande vasca ovale in marmo incassata nei pavimento.

Nel piano rialzato, la sala dei ricevimenti ha pannelli in seta, dipinti con succhi d’erbe a motivi cinesi; mentre la sala da pranzo presenta la famosa “tavola matematica”, progettata dal Marvuglia, provvista di un dispositivo che consente il “saliscendi ” dei piatti con le vivande direttamente dalle cucine sottostanti evitando l’intervento dei domestici (meccanismo restaurato nel 1999 a cura della delegazione di Palermo del FAI).

La camera da letto del re, con affreschi di G. Cotardi e G. Velasco, ha un baldacchino con otto colonne di marmo bianco; al piano superiore la camera da letto della regina Maria Carolina è decorata in stile neo-classico con affreschi attribuiti al Cotardi. Vi è Inoltre una sala “alla turca” con colonne ed una in stile pompeiano.

ORARI DI VISITA

Da martedì a sabato dalle 9,00 alle 17,30 (ultimo ingresso alle 17,00); festivi dalle 9,00 alle 13,30 (ultimo ingresso alle 13,00) - lunedì chiuso.

DA NON PERDERE, presso le vecchie stanze della servitù, il MUSEO ETNOGRAFICO GIUSEPPE PITRE‘.