Scusate il ritardo per questo sabato di luglio, ma la mia famiglia ha deciso di anticipare il tradizionale “rito” della preparazione della salsa di pomodoro! Colgo così l’occasione per scrive un articolo per la nostra categoria “Sicilianate“, proprio in merito a questa tradizione, ancora molto radicata in molte famiglie siciliane.

A casa mia si prepara in quantità tali da poter avere una bella scorta in dispensa per tutto l’inverno; poi c’è mio cugino Benny che studia a Bologna e ogni anno carica la valigia di bottiglie di profumatissima salsa di pomodoro e per concludere ci sono quelle bottigliette in più da regalare a parenti e amici! La quantità giusta per sfamare un esercito insomma!!

Comunque ogni famiglia ha la sua tradizione, e non so se per tutti è la stessa, ma in questo articolo vorrei soffermarmi sul nostro “rito” che dura circa una settimana. Tutto ha inizio di lunedì con la telefonata della nonna a tutti i componenti della famiglia per annunciare che è giunto il momento di rimpinguare la dispensa con nuove bottiglie di salsa, ma soprattutto per reclutare braccia forti per il sollevamento di cassette di cipolle e pomodori e pentoloni di salsa!

I giorni a seguire sono dedicati alla ricerca del pomodoro migliore al miglior prezzo, rigorosamente coltivato in terra sicula; quello che abbiamo comprato quest’anno proviene dalle campagne di Corleone, un comune nella provincia di Palermo. Ricerca che richiede alcuni giorni fino al venerdì quando vengono portati e sistemati tutti gli ingredienti principali (pomodori, cipolle, aglio, basilico e sale) in casa, pronti per poter dare il via al vero e proprio “rito” che ha inizio la sera del venerdì con il lavaggio del pomodoro e dello “spiricullamento”, cioè quell’azione di rimuovere il “piricullo” (picciolo) dall’ortaggio.

Si lascia riposare per una notte intera e la mattina presto del sabato si riprende con il duro lavoro. Dalle cassette di legno, il pomodoro viene tagliato in due o in quattro, a seconda della dimensione, e riposto in appositi contenitori per poi procedere con la “spremitura” a mano.

Una volta terminata, si versa il tutto in un “pignatone”, una pentola di alluminio molto alta adatta per la cottura del pomodoro, e si aggiungono le cipolle precedentemente sbucciate e tagliate grossolanamente, il sale (non mi chiedete le quantità perché la nonna ci va a occhio…) e il basilico.

Si lascia cuocere per circa un’ora, mescolando spesso il tutto per evitare che si “appigghia” (che si attacchi al fondo). Nell’attesa ci sono i primi assaggi per testare la qualità del pomodoro accompagnato da circa 2 filoni di pane appena sfornato, con i relativi commenti e le congratulazioni reciproche per l’ottima scelta!

Trascorso il tempo di cottura, il boss (sempre la nonna) decreta che è il momento di passarlo perché “ la scoccia si arriccia” , cioè la buccia di arrotola su se stessa. Grazie ad un’apposita macchina elettrica è possibile ottenere una passata in tempi rapidi che deve essere riversata nel “pignatone”, riportata a ebollizione per procedere con l’imbottigliamento, in bottiglie calde e sterilizzate.

Questo ciclo si ripete finché il pomodoro non si esaurisce.

La sera per cena, stremati dopo una lunga giornata di duro lavoro, ci rilassiamo davanti ad un bel piatto di spaghetti con salsa fresca e basilico! E voi? Raccontatemi come preparate la salsa di pomodoro oppure quali sono le tradizioni, i “riti” che da anni si ripetono nelle vostre famiglie!

Troverete tutte le fotografie della mia giornata sulla nostra pagina fan di Facebook!

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