Tradizioni Siciliane: il Teatro dei Pupi


Tra le tradizioni più antiche che rimangono ancora vive in Sicilia, grazie alla collaborazione di alcune famiglie, troviamo l’epico Teatro Popolare dei Pupi (dal latino pupus/i, che significa bambinello). Si tratta di figure armate animate dall’alto dal “Puparo” che muove la testa e le braccia grazie all’ausilio di sottili aste di metallo, ma soprattutto da voce al personaggio.

Questa tradizione affonda le sue radici attorno alla seconda metà del 1800, quando le marionette cavalleresche, dalle quali i Pupi derivano, incontrarono il favore del pubblico ed iniziarono a rappresentare la sete di giustizia di una classe sociale. I protagonisti sono Carlo Magno e i suoi paladini che portano in scena gli episodi che si rifanno alla Chanson de Geste e al romanzo arturiano, infatti da qui deriva il Ciclo Carolingio che abbraccia un periodo storico che va dalla morte di Pipino il Breve a quella dell’Imperatore Carlo Magno.

Ogni pupo rappresenta un preciso paladino. Tra le figure più amate distinguiamo Orlando e Rinaldo accompagnati da altri personaggi come: Carlo Magno, Angelica, Gano di Maganza (il traditore), i saracini (saraceni), Rodomonte, Mambrino, Ferraù, Agramante, Marsilio e Agricane.

Ognuno di essi rappresenta l’allegoria delle due facce del carattere umano (il buone e il cattivo), dello spirito epico, eroico e cavalleresco insito in ogni uomo, che segna lo sviluppo di un’educazione sentimentale e di una visione etica e poetica del mondo.

Gli eroi del teatro dei pupi, unitamente alla esalazione dei valori morali di cui sono portatori, mettono in risalto il confronto tra la civiltà europea ed islamica. Questi paladini lottano e muoiono per la religione, per l’amore, per la gloria e per la fedeltà, non combattono per diventare ricchi e potenti come la società moderna ci insegna al giorno d’oggi!

Ma vediamo insieme come distinguere un pupo da una normale marionetta. I Pupi sono riccamente decorati e cesellati, formati da una struttura di legno, esternamente sono ricoperti da vere e proprie corazze che variano a seconda della scuola di appartenenza: palermitana o catanese. La differenza più evidente sta nelle articolazioni: leggeri e snodabili i primi (comunque difficili da manovrare), più pesanti e con gli arti fissi i secondi.

Dietro ad ogni Pupo ci sta il Puparo, che da vita allo spettacolo nel suo insieme: cura le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolarmente suggestivo, che conferisce ardore e pathos alle scene epiche rappresentate, racconta le loro storie improvvisando e recitando.

Ancora oggi sopravvivono alcuni pupari che cercano di mantenere viva la tradizione, alcuni proponendo rappresentazioni per turisti e altri hanno una vera e propria rassegna teatrale. Essi sono gli eredi e i continuatori di una grande fetta di storia popolare siciliana e sono i protagonisti di uno spettacolo che crea immediatamente un contatto con il pubblico.

Tra le famiglie storiche di pupari palermitani vorrei citare i Cuticchio, in particolare Mimmo Cuticchio con la sua “Scuola dei pupari” continua a lavorare a Palermo con l’amore e il fervore di un tempo. Recentemente l’UNESCO ha dichiarato il Teatro dell’Opera dei Pupi Capolavoro del patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.

Sempre a Palermo è possibile visitare la più ricca collezione di Pupi al Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino e al Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè di Palermo, che raccolgono circa tremila pezzi tra pupi, marionette e ombre sceniche.

Per le vostre Vacanze in Sicilia, oltre che nello splendido mare isolano, fate un tuffo nella trazione, in un mare di cultura sempre pronto a sorprendervi!

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