La nostra bellissima Sicilia grazie al suo clima temperato e alla vastità delle terre coltivate a viti, può essere definita la Culla di Bacco.

L’introduzione della vite in Sicilia si deve ai Fenici, anche se il ritrovamento, alle falde dell’Etna, di viti selvatiche dimostra la presenza di questa coltura già nell’era terziaria.

La produzione venne però avviata in modo decisivo con l’avvento dei Greci e dei Romani. Nei secoli successivi, sia i Normanni che gli Aragonesi fecero perdurare questa antica coltivazione, ma è solo nel 1773 che la produzione di vino registra una vera impennata, grazie alla commercializzazione su vasta scala del vino marsala attuata dall’Inglese Woodhouse.

Dopo questa breve digressione generale, vorrei entrare nel particolare e parlarvi del principe dei vitigni siciliani: il nero d’Avola che è l’espressione di una particolare vite autoctona, la cui uva è ormai diffusa in tutta l’isola, sebbene il territorio d’origine, definito dalle località di Eloro, Pachino e Noto, in provincia di Siracusa, ne possegga le maggiori estensioni.

È innegabile la sua affermazione in tutto il mondo come vitigno a bacca rossa dalle grandi qualità, dal quale produrre vini pregiati, di grande stoffa e spessore, infatti fin dalla fine dell’800, i vini rossi da uve nero d’Avola, provenienti dal territorio siracusano e, in particolare, da Pachino, erano divenuti molto richiesti e apprezzati dai commercianti Francesi, che li utilizzavano per dare colore e corposità ai loro vini.

L’origine dei vigneti coltivati a nero d’Avola è ancora incerta. Si sa però che è legato agli antichi vini che andavano con il nome di Calabresi di Augusta e Vini di Vittoria. Il nome Calabrese deriva presumibilmente dall’erronea traduzione della parola dialettale “calaurisi”, risultante dall’unione delle parole “calea” – ovvero uva – e “aulisi”– di Avola. Il nome rimase perché in passato gli esportatori di vini siciliani in Francia trovavano più facile venderli come vini calabresi, giacché i vini prodotti in quella regione godevano di una maggiore notorietà.

Il vino prodotto con nero d’Avola si distingue in base alle zone di coltivazione della vite; è ricco di personalità, ha un colore rosso rubino carico con riflessi violacei, possiede un elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, ha un’ottima struttura gustativa, tannico, corposo, equilibrata acidità e morbidezza, armonico nel complesso.

Sono tre i marchi (Vini Corvo, Duca, e Cantine Florio) che fin dal primo trentennio dell’ottocento, hanno contribuito a diffondere il nome della Sicilia vinicola nel mondo.

Detto ciò, per le vostre vacanze in Sicilia non può assolutamente mancare nella lista delle cose da fare, una buona AVVINAZZATA in compagnia di cari amici e magari davanti ad un ottimo piatto di castrato cotto alla brace.

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