Pizzeria Mastunicola Palermo: un assaggio di Napoli fra i vicoli del centro storico della città? Passeggiare nel dedalo di viuzze che porta da via Maqueda ai Quattro Canti significa attraversare secoli di storia palermitana – ma anche esporsi alle mille tentazioni gastronomiche che la città offre…
A soli “quattro passi dai Quattro Canti”, come recita lo stesso sito ufficiale di Mastunicola, sorge la pizzeria che abbiamo scelto di provare in una tiepida serata di primavera, la pizzeria Mastunicola…
L’obiettivo non era quello di mettere alla prova un locale che promette la vera pizza napoletana nel cuore della capitale siciliana ma di provare questa pizza di cui avevamo sentito parlare…
Le aspettative non sono state deluse, anche se qualche piccolo appunto c’è stato. Ecco com’è andata!
Indice dei Contenuti
Pizzeria Mastunicola Palermo
Prima di entrare, vale la pena soffermarsi sul nome.
Mastunicola è considerata la progenitrice di tutte le pizze: una focaccia nata nel Regno di Napoli intorno al cinquecento, condita originariamente con strutto, formaggio, pepe e basilico …
Solo più tardi arriveranno pomodoro e mozzarella a dare i colori della Margherita, ma quella base ancestrale resta il simbolo di un legame profondo con la tradizione.
Con un battesimo così impegnativo, il locale palermitano mette subito in chiaro le proprie ambizioni: custodire l’eredità partenopea e riproporla – fedele – a sud dell’isola.
Il locale e l’atmosfera
La sede “a pochi passi dai Quattro Canti” di Mastunicola si trova in via Venezia 71, a pochi metri dal crocevia barocco più famoso di Palermo …
All’esterno un’insegna discreta e qualche dehors; all’interno, un’ambiente curato.
Tavoli in legno, mattoni a vista e luci calde creano un’atmosfera accogliente, moderna ma non fredda.
Il personale ci accoglie con il sorriso mentre la sala è inondata da “vortici di profumo” che fanno venire l’acquolina…
In sottofondo un leggero brusio di chiacchiere…
Menu e filosofia dell’impasto
Sfogliando il menu (digitale, consultabile tramite QR code), si nota subito un’ulteriore dichiarazione d’intenti: farine selezionate, maturazioni lente, ingredienti prevalentemente DOP o presidi Slow Food.
La carta è ampia ma non sterminata: una decina di antipasti, qualche fritto d’autore, e circa venti pizze suddivise in “Irrinunciabili”, “Ricercate” e “Limited Edition”.
L’impasto, al primo sguardo, promette alveolatura generosa e cornicione pronunciato, segno di un’idratazione importante (si vocifera oltre il 75 %) e di una lievitazione di almeno 24 ore.
C’è anche la variante senza glutine – dettaglio non banale – e la possibilità di scegliere impasto integrale o al carbone vegetale (con sovrapprezzo).

Burrata croccante (il nostro antipasto)
Per rompere il ghiaccio optiamo per la burrata croccante: un cuore di burrata impanato nei corn‑flakes, adagiato su una riduzione ai tre pomodori .
L’idea è intrigante, il contrasto cremoso/croccante funziona, ma all’assaggio qualcosa non esplode come sperato.
La frittura è leggera, però la burrata non emoziona come quella provata da Funnaco Pizza Lab. Un antipasto certamente piacevole, ma non memorabile.
Prezzo in carta: 8 €, rapporto soddisfazione/prezzo medio.
Le protagoniste: La Duchessa e la Mergellina

Alla pizzeria Mastunicola Palermo arriva il momento clou, quello delle pizze: noi scegliamo La Duchessa e Mergellina.
La Duchessa combina salsa di pomodoro Siccagno – la celebre varietà coltivata senz’acqua nell’entroterra siculo – con mozzarella fiordilatte campana, dadolata di melanzane nere nostrane e fiocchi di ricotta di bufala…
Il risultato è un omaggio alla Sicilia contadina: dolcezza del pomodoro, nota affumicata della melanzana, acidità vellutata della ricotta a chiudere. Il cornicione, leggermente maculato, custodisce un impasto soffice e arioso; la base regge senza cedere all’umidità degli ortaggi.
Mergellina invece vira su sapori più rustici e “di terra”: fiordilatte campano, provola affumicata, brunoise di patate al forno e salsiccia di maialino nero dei Nebrodi.
Una pizza che parla il dialetto campano con accento siculo: il grasso sapido della salsiccia si sposa con la dolcezza delle patate e il fumo delicato della provola; in bocca, la sensazione è di comfort‑food avvolgente, senza eccessi di untuosità.

Entrambe le pizze arrivano al tavolo piuttosto rapidamente, ancora “gonfie” di vapore.
Il bordo è alto ma non esagerato, l’alveolatura regolare, il centro sottile ma non fradicio. In una parola: equilibrio.
Cottura e digeribilità
Uno dei timori più diffusi quando si parla di pizza “napoletana verace” fuori da Napoli è la differenza di temperatura e gestione del forno.
Qui, invece, il pizzaiolo dosa le fiammate con mano esperta: né bruciature amare né impasto pallido.
La cottura è uniforme, con quei “leopard spots” che certificano il contatto rapido con la pietra refrattaria.
La vera prova, però, arriva qualche ora dopo cena: zero sensazione di pesantezza, nessuna sete molesta nel cuore della notte – segno che lievitazione e idratazione sono state rispettate.
Accompagniamo il pasto con una Birra Flea (330 ml) – artigianale umbra dal profilo luppolato, scelta insolita ma apprezzabile – e una bottiglia d’acqua naturale da un litro.
Il servizio è informale ma attento: i camerieri descrivono volentieri gli ingredienti, controllano che tutto proceda bene e, a fine pasto, chiedono un feedback.
Il conto: Pizzeria Mastunicola Palermo, vale la pena?
Per due pizze, un antipasto, una birra artigianale e un litro d’acqua il totale fa 49 €.
In media 24,50 € a testa: cifra che, a Palermo, colloca Mastunicola in una fascia medio‑alta, ma perfettamente allineata alle pizzerie gourmet di pari livello.
Tenendo conto di materie prime selezionate, cura dell’impasto e posizione centralissima, il rapporto qualità‑prezzo risulta equilibrato.
Certo, chi cerca la “pizzetta da asporto” a 6 € potrebbe storcere il naso; a chi invece vuole concedersi un’esperienza completa – senza uscire appesantito – il costo sembrerà più che giustificato.
Tu cosa ne pensi?